Emanuelson, scommessa vinta

Intervista esclusiva


Dicevano che non fosse incisivo e non sapesse dimostrare sul campo le sue buone qualità. Quest’anno i critici hanno dovuto rimangiarsi tutto, perché Urby è stato spesso decisivo. “Ho avuto bisogno di un po’ di tempo per abituarmi al Campionato italiano, l’aiuto e la comprensione di tutti hanno favorito i miei miglioramenti”, racconta il trequartista. “Credo che le mie caratteristiche si sposino bene con questo ruolo”

 

Urby: la scommessa. Criticato da molti in un passato non molto lontano, gli si biasimava il fatto di non riuscire a essere incisivo, di non saper dimostrare sul campo tutte le buone qualità che sulla carta lo avevano accompagnato in Italia lo scorso anno. Emanuelson non è propriamente della schiera dei così detti “bad boys” rossoneri: ragazzo riservato, sempre disponibile, talvolta schivo, ma senza negare mai un sorriso a chi lo saluta, che sia un amico, un collega oppure un semplice tifoso. Con il suo immancabile cappellino da collegiale e l’immancabile zaino sulle spalle, talvolta Urby dimostra ancor meno dei suoi 25 anni anche se, da qualche tempo a questa parte, ha imparato a tirare fuori le unghie proprio come si addice a uno dei “leoni” d’Oranje.

 

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