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Lapadula, il fuoco dentro

Intervista esclusiva


PASSATO IN 5 ANNI DALLA SECONDA DIVISIONE DI LEGA PRO AL POSTO DA TITOLARE NEL MILAN, L’ATTACCANTE RACCONTA LA SUA NATURA BATTAGLIERA SUL TERRENO DI GIOCO,  ISPIRATA DA BRAVEHEART E DAL SUO PROTAGONISTA, AL QUALE DEVE ANCHE IL SOPRANNOME: SIR WILLIAM WALLACE. IL SUO SPIRITO DI ABNEGAZIONE L’HA DISTINTO NEI PRIMI ANNI DELLA SUA CARRIERA, CONSENTENDOGLI DI DEBUTTARE IN SERIE A 26 ANNI, CON LA MAGLIA DEL MILAN, DOPO TANTA GAVETTA

Qual è il tuo primo ricordo di calcio? 
- Ricordo di aver iniziato come portiere in una squadra dilettantistica di Torino, il Pertusa. Quello è stato il primo passo verso il calcio.
Successivamente la palla era sempre presente?
- Sì, ovunque, anche nel letto quando dormivo!
La tua famiglia è molto presente. Quali sono i ricordi legati ad essa, relativamente al calcio?
- Io e mio fratello tenevamo molto ad andare al campo e mio padre era sempre il primo a mettersi a disposizione per portarci. E se non poteva lui, trovava sempre qualcun altro. Ci hanno aiutato molto nell’introduzione allo sport.
Ti ricordi il momento in cui hai capito che il calcio poteva diventare il tuo lavoro? Quando hai capito che potevi veramente farcela?
- Non credo ci sia stato un momento preciso. Però ho sempre avuto qualcosa dentro che non mi spiegavo… poi, col tempo, son riuscito a dare un nome a questa sensazione: voglia di arrivare.

 

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